Quadrimestrale, Spedizione in abbonamento postale
EDITORE: Associazione Culturale Progetto Emilia Romagna
Questo giornale convoca intellettuali, scrittori, scienziati, psicanalisti, imprenditori sulle questioni nodali del nostro tempo e pubblica gli esiti dei dibattiti a cui sono intervenuti in Emilia Romagna e altrove, per dare un apporto alla civiltà e al suo testo. | |
| MARIELLA SANDRI psicanalista, cifrante, presidente dellAssociazione Il secondo rinascimento di Ferrara
LA SALUTE INTELLETTUALE
Il discorso occidentale insiste molto sulla salute con grandi investimenti per lassistenza e la prevenzione, coadiuvati da campagne pubblicitarie e trasmissioni televisive per informare sul pericolo di malattia. La salute oggi, nelle società occidentali, è tra i problemi più importanti in assoluto, ma questi media e lapparato sanitario stesso procedono veramente da una questione di vita o di morte, o pongono la questione nei termini della sopravvivenza? La salute è sopravvivenza alla malattia, o è istanza di qualità della vita? Il discorso occidentale volge il suo interesse al benessere, allo stare bene, al bene sopra il male, alla vita sopra la morte, tanto da giungere a estremizzare la questione, come sta accadendo in Olanda, legalizzando l&Mac226;eutanasia: anche la morte deve essere buona. Poiché Tutti gli uomini sono mortali, come ci spiega il noto sillogismo, è bene che la morte sia buona, sia dolce, così come la vita sostiene il discorso occidentale deve volgere al benessere. Ecco allora che una schiera di psicopompi corre in soccorso con le proprie ricette per indicare qual è il male minore per sopravvivere, per ripristinare il benessere, in nome di una salute ideale. I professionisti della morte accompagnano alla buona morte e sulla base del minimo male possibile, economizzano la morte per scamparla, per la sopravvivenza appunto. Ma stare bene è salute? Il benessere è salute? La sopravvivenza, ovvero la vita sopra la morte, è salute? La salute è istanza di qualità delle cose che si dicono e dicendosi si fanno e facendosi si scrivono fino a giungere alla loro qualità. Qualità non personale, qualità che non è identificabile perché non è uno scopo o un fine da raggiungere, la qualità è lapprodo, lapprodo alla qualità. È unesigenza innegabile che sottolinea il diritto alla salute. La salute esige il fare. Facendo cè la salute, la salute non è prima del fare. Facendo le cose si dispongono allinvenzione e allarte e sinstaura il tempo; tempo che nel ben-essere è espunto. Lessere è la negativa del tempo, proprio di quel tempo la cui tentata localizzazione o espunzione rilascia la malattia: contrappasso o contropiede. La salute non ha bisogno di psicofarmaci perché non deve derimere tra il bene e il male, ma esige il tempo e i suoi dispositivi di comunicazione cioè pragmatici, finanziari, scritturali. In questi dispositivi il ritmo trae alla qualità. Niente salute senza il brainworker come dispositivo intellettuale. Chi oggi pone listanza non dello stare bene o male, ma di un progetto e di un programma di vita? Il brainworker esige che le cose procedano dalla questione di vita o di morte, che abbiamo come condizione lassoluto e che lAltro non sia il nemico da eliminare perché creduto rappresentante della differenza e pertanto ostile. Se cè il fare cè lAltro, da cui procede la riuscita per ciascuno, quando interviene il tempo come ritmo nellimpresa. A ciascuno la sua impresa, lungo la logica che gli è propria.
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